Autore: GAETANO BLASETTI

Editore: LIBRERIA GROSSI - TAGLIACOZZO (AQ)
 

LA BATTAGLIA DI TAGLIACOZZO
Il fatto d'arme e profilo storico-biografico dei due protagonisti:
CARLO D'ANGIO' e CORRADINO DI SVEVIA

..............e là da Tagilacozzo
ove senz’arme vinse il vecchio Alardo

(Dante Alighieri, XXVIII canto dell’Inferno)

 

 

Dopo la grande crisi che aveva travolto il mondo romano, la vitalità europea non aveva tardato a riaffermarsi soprattutto con Carlo Magno il quale con una serie di fortunate imprese militari aveva radunato sotto il suo scettro un vasto complesso di terre che oggi corrispondono alla Francia, al Belgio, all'Olanda, al Lussemburgo, alla Germania, alla Svizzera, all'Austria, all'Ungheria, a quello che fino a qualche tempo fa era la Cecoslovacchia, all'Italia e alla Spagna occidentale.

Quello che ebbe il nome di Sacro Romano Impero della nazione germanica fu la maggiore istituzione politica del medioevo e costituì un grande tentativo di raccogliere sotto un unico sovrano tutte le popolazioni latino-germaniche.

Le vicende successive però, risultarono diverse da conte le avevano au­spicate i suoi fondatori, il  Sovrano e il Papa. L'impero stesso non mantenne a lungo la sua interezza territoriale e si ridusse a ciò che oggi corrisponde alla Germania, all’Austria e all’Italia.

La formazione degli stati nazionali, il fenomeno tutto italiano della fioritura dei comuni che si sviluppò dall'undicesimo al quattordicesimo secolo, ma soprattutto i contrasti insanabili fra l'Impero e il Papato, buon ultimo il tentativo da parte di Corradino di riconquistare il regno dell'Italia meridionale offerto dal papa Clemente IV a Carlo d'Angiò, determi­narono la fine dell'istituzione imperiale. La battaglia di Tagliacozzo, dunque, conclude una lunga serie di vicende e di avvenimenti durati quasi cinque secoli.

Il saggio di Gaetarno Blasetti sintetizza lucidamente il sorgere, lo sviluppo e la crisi dell’ impero attraverso un'attenta analisi degli avvenimenti storici e quindi delle condizioni in cui i protagonisti di quegli avvenimen­ti operarono. Da ciò l'autore trae una lunga serie di avvedute conclusioni.

Minuziosa e condivisibile risulta la ricostruzione della battaglia e tutto quanto ruota intorno ad essa poiché l'autore non si è limitato soltanto alla indispensabile valutazione delle fonti ma si è preoccupato di eseguire anche un attento esame dei possibili percorsi dei due eserciti sul territorio sen­za, peraltro, indulgere minimamente a una qualsiasi firma di campanili­smo che non ha nulla in comune con la ricerca storica.

Amara ma ineccepibile, dal punto di vista storico, l'analisi del fallimento dell'impresa di Corradino. Nonostante la simpatia suscitata dal persona, io e a lui dimostrata da molti storici e da molti poeti, ma so­prattutto dalla storiografia romantica, il giudizio nei suoi confronti è negativo, pur tenendo conto della sua giovane età, dell’improvvisazione nella organizzazione dell'impresa e di tutto quanto poté giocare in senso sfa­vorevole: Corradino rappresenta "un vecchio mondo destinato a scomparire, al contrario di Carlo d'Angiò che si poneva come l'espressione di un mondo nuovo".

                                              Alberto Girolami

Tagliacozzo, le 22 aprile 2003

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